Scrivere è un’altra maniera

di amazzare il silenzio.

Questa città di fiumi persi,

questa inutile vergogna

della luce…

Tante cose che vogliono

essere foglie, libri aperti.

 

 


Siamo a volte il ponte,

l’altura che avanza

su un’acqua che ha una strana fretta,

una fretta lontana

che non si può capire.

 

 


Non c’è niente più triste

che il dimenticare,

sappere che ogni giorno

ha un volto diverso

e che siamo noi

quelli che non cambiano.

 

 


Sotto il tempo

nascono le parole.

E con le parole

facciamo la pace

con il buio,

con la vecchia paura

di svegliarsi una mattina

solo, con il cuore

troppo lontano dei primi sogni,

della ingegneria della felicità

in cui nessuno

finisce mai di laurearsi.

 

 


                                               Hoja en blanco (arrugada)